Biochimica 6 Novembre 2025 11 min

Macrolidi

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macrolidi

I macrolidi, una nota classe di antibiotici ad ampio spettro, furono scoperti negli anni ’50 in seguito all’isolamento dell’eritromicina dallo Streptomyces erythreus, un batterio appartenente al genere degli Actinomiceti. Questi microrganismi del suolo, noti per la loro capacità di produrre un’ampia varietà di composti bioattivi, rappresentano una delle principali fonti naturali di antibiotici.

Il termine “macrolide” fu coniato nel 1957 dal chimico statunitense R. B. Woodward, come abbreviazione di “glicoside macrolattone”, per descrivere una classe di molecole caratterizzate da un anello lattonico macrociclico (di solito a 14, 15 o 16 atomi di carbonio) a cui sono legati uno o più residui di zuccheri, spesso desossizuccheri. Tale struttura è fondamentale per le loro proprietà chimiche e biologiche, in particolare per l’attività antimicrobica.

Nel corso del tempo, l’uso del termine si è esteso a includere anche macrolattoni privi di zuccheri o di attività antibiotica, e persino composti di origine non microbica, accomunati dalla medesima struttura ad anello. Oggi, quindi, il termine “macrolide” abbraccia migliaia di molecole naturali o semisintetiche con una grande varietà di attività farmacologiche, che vanno da quella antibatterica a quella immunosoppressiva, antielmintica e antitumorale.

La produzione naturale dei macrolidi è tipica di batteri appartenenti all’ordine Actinomycetales, un gruppo di Gram-positivi filamentosi che formano miceli e spore. Tra i generi più noti si annoverano Streptomyces, Micromonospora, Saccharopolyspora e Actinoplanes, ognuno dei quali è in grado di sintetizzare differenti macrolidi con specifiche proprietà chimiche e terapeutiche.

Struttura chimica e caratteristiche generali

Gli antibiotici macrolidi sono caratterizzati dalla presenza di un grande anello macrolattone composto da 12 a 16 atomi, che costituisce l’elemento strutturale distintivo di questa classe. A tale anello sono legati, tramite legami glicosidici, uno o più zuccheri, in genere zuccheri amminici come la desosamina o la cladinosa, fondamentali per l’attività biologica e per le interazioni con il bersaglio batterico.

Eritromicina

Eritromicina

L’anello lattonico può presentare diverse sostituzioni chimiche, che determinano le proprietà specifiche dei vari macrolidi. Nei macrolidi a 12 atomi è presente un chetone in posizione C7, mentre nei macrolidi a 14 atomi, come l’eritromicina, il chetone si trova in posizione C9. I macrolidi a 16 atomi, invece, possiedono generalmente un gruppo aldeidico, mentre l’unico composto noto con anello a 15 atomi, l’azitromicina, si distingue per la presenza di un gruppo amminico terziario introdotto nella struttura macrociclica.

Sull’anello lattonico si trovano inoltre gruppi idrossilici e alchilici, che contribuiscono alla solubilità, stabilità e affinità per il bersaglio ribosomiale. Queste variazioni strutturali, anche minime, possono modificare in modo significativo la stabilità in ambiente acido, la biodisponibilità e lo spettro d’azione dell’antibiotico, motivo per cui molti macrolidi moderni sono semisintetici e derivano da modifiche razionali della struttura originaria dell’eritromicina.

Meccanismo d’azione dei macrolidi

I macrolidi agiscono principalmente inibendo la sintesi proteica batterica. Il loro meccanismo d’azione si basa sulla capacità di legarsi in modo reversibile alla subunità ribosomiale 50S dei batteri, interferendo con la traduzione dell’mRNA e bloccando la formazione della catena peptidica in crescita.

meccanismo di azione dei macrolidi

meccanismo di azione dei macrolidi

Una volta che il macrolide si lega al ribosoma, impedisce all’enzima peptidiltransferasi di aggiungere nuovi amminoacidi legati al tRNA, interrompendo così la produzione di proteine essenziali per la sopravvivenza e la crescita della cellula batterica. Poiché la struttura ribosomiale è altamente conservata nella maggior parte dei microrganismi, i macrolidi presentano un ampio spettro d’azione, efficace soprattutto contro batteri Gram-positivi e alcuni Gram-negativi.

Dal punto di vista farmacodinamico, i macrolidi sono considerati agenti batteriostatici, poiché inibiscono la crescita ma non necessariamente uccidono i batteri. Tuttavia, a concentrazioni più elevate o in condizioni favorevoli, possono esercitare un effetto battericida.

Oltre all’attività antibatterica, i macrolidi, in particolare l’azitromicina, manifestano proprietà antinfiammatorie e immunomodulatorie. Questi effetti derivano dalla loro capacità di interagire con i fosfolipidi di membrana e di modulare i fattori di trascrizione come AP-1 e NF-κB, coinvolti nella regolazione delle citochine infiammatorie.

A livello cellulare, tali interazioni determinano alterazioni funzionali nei macrofagi, tra cui l’inibizione della fagocitosi, la modulazione del trasporto intracellulare e la regolazione dell’espressione dei recettori di superficie. Nel complesso, questi effetti contribuiscono all’azione immunomodulante dei macrolidi, che risulta utile non solo nelle infezioni batteriche, ma anche in patologie infiammatorie croniche delle vie respiratorie.

Principali macrolidi

L’eritromicina è il capostipite dei macrolidi. La sua formula chimica è C₃₇H₆₇NO₁₃ e rappresenta il modello strutturale da cui sono derivati numerosi composti semisintetici. È un antibiotico ad ampio spettro, attivo contro batteri Gram-positivi e alcuni Gram-negativi, oltre che contro patogeni intracellulari come Mycoplasma pneumoniae e Chlamydia trachomatis. Scoperta negli anni ’50, l’eritromicina agisce inibendo la sintesi proteica batterica tramite legame con la subunità ribosomiale 50S, bloccando la crescita del microrganismo.

Azitromicina

azitromicina

Tra i derivati più importanti figura l’azitromicina (C₃₈H₇₂N₂O₁₂), sviluppata dalla Pfizer e commercializzata con il nome Zitromax®, oltre che da altre aziende farmaceutiche. L’azitromicina deriva chimicamente dall’eritromicina, ma si distingue per la presenza di un atomo di azoto metil-sostituito incorporato nell’anello lattonico, che lo trasforma in un macrolide a 15 atomi (una sottoclasse chiamata azalidi). Questa modifica migliora la stabilità acida e riduce il metabolismo epatico, aumentando la biodisponibilità e prolungando l’emivita del farmaco.

Dal punto di vista terapeutico, l’azitromicina è ampiamente utilizzata nel trattamento delle infezioni respiratorie, come la polmonite acquisita in comunità, e nelle infezioni sessualmente trasmissibili, tra cui la clamidia e la gonorrea. Come gli altri macrolidi, esercita il suo effetto legandosi alla regione 23S dell’rRNA della subunità ribosomiale 50S, impedendo il passaggio dell’aminoacil-tRNA e l’allungamento della catena polipeptidica.

Claritromicina

Claritromicina

Claritromicina

Un altro importante membro di questa famiglia è la claritromicina (C₃₈H₆₉NO₁₃), un derivato semisintetico dell’eritromicina con migliore stabilità in ambiente acido e maggiore attività contro Helicobacter pylori, motivo per cui viene spesso impiegata nelle terapie di eradicazione dell’ulcera peptica. La claritromicina presenta inoltre una buona penetrazione tissutale e una lunga durata d’azione, caratteristiche che ne facilitano la somministrazione.

Fidaxomicina

Infine, la fidaxomicina (C₅₂H₇₄Cl₂O₁₈) rappresenta un macrolide di nuova generazione, con spettro d’azione ristretto. È particolarmente attiva contro batteri Gram-positivi, tra cui il Clostridioides difficile, ma non è efficace contro i Gram-negativi. A differenza dei classici macrolidi, la fidaxomicina inibisce l’RNA polimerasi batterica, bloccando così la trascrizione e la successiva sintesi proteica. La sua azione mirata e la scarsa assorbibilità sistemica la rendono ideale per il trattamento mirato delle infezioni intestinali.

La tabella che segue presenta un confronto sintetico tra i macrolidi più conosciuti, mettendo in evidenza le differenze strutturali e le principali indicazioni terapeutiche, utili per comprendere l’evoluzione di questa classe farmacologica.

Tabella: principali macrolidi, caratteristiche e usi

Antibiotico Caratteristiche principali Uso clinico principale
Eritromicina Primo macrolide scoperto; instabile in ambiente acido Infezioni delle vie respiratorie, tonsilliti, otiti
Claritromicina Maggiore stabilità e biodisponibilità; metabolita attivo Infezioni respiratorie, eradicazione di Helicobacter pylori
Azitromicina Ampio spettro e lunga emivita; efficace contro batteri intracellulari Infezioni respiratorie e genitali (clamidia, micoplasma)
Fidaxomicina Spettro ristretto attivo contro batteri Gram-positivi Trattamento delle infezioni gastrointestinali da Clostridioides difficile

Spettro d’azione e usi terapeutici dei macrolidi

I macrolidi possiedono un ampio spettro d’azione antibatterico, sebbene la loro efficacia vari a seconda del composto specifico e delle resistenze sviluppate dai patogeni. In generale, questi antibiotici sono attivi soprattutto contro i batteri Gram-positivi, come Streptococcus pneumoniae, Streptococcus pyogenes e Staphylococcus aureus, ma agiscono anche contro alcuni Gram-negativi, tra cui Haemophilus influenzae, Moraxella catarrhalis e Neisseria gonorrhoeae.

Un’importante caratteristica dei macrolidi è la loro efficacia nei confronti di batteri intracellulari, difficili da raggiungere per molte altre classi antibiotiche. Tra questi figurano Chlamydia trachomatis, Mycoplasma pneumoniae, Legionella pneumophila e Ureaplasma urealyticum, microrganismi responsabili di polmoniti atipiche e infezioni del tratto genitale.

Grazie alla loro buona penetrazione tissutale e alla capacità di accumularsi nei macrofagi e nei neutrofili, i macrolidi sono impiegati in numerose indicazioni cliniche, tra cui infezioni

–delle vie respiratorie superiori e inferiori, come faringiti, bronchiti e polmoniti.

– cutanee e dei tessuti molli, causate da batteri sensibili.

-urogenitali, comprese clamidiosi, gonorrea e uretriti non gonococciche.

-Otiti medie e sinusiti, specialmente in pazienti allergici alle penicilline.

-Eradicazione dell’Helicobacter pylori, in combinazione con altri farmaci, nei protocolli che includono la claritromicina.

-Infezioni opportunistiche in pazienti immunocompromessi, come quelle causate da Mycobacterium avium complex (MAC).

Oltre al ruolo antimicrobico, alcuni macrolidi, in particolare l’azitromicina e la claritromicina, vengono utilizzati anche per i loro effetti antinfiammatori e immunomodulatori, soprattutto nelle patologie croniche delle vie respiratorie come la bronchite cronica, la bronchiectasia e la fibrosi cistica. In questi casi, i macrolidi contribuiscono a ridurre la produzione di muco e a limitare la risposta infiammatoria nelle mucose respiratorie.

Resistenze e limitazioni dei macrolidi

L’uso diffuso dei macrolidi nella pratica clinica ha portato, nel tempo, alla comparsa di meccanismi di resistenza batterica che ne riducono l’efficacia terapeutica. Questi meccanismi possono essere intrinseci o acquisiti, e variano in funzione della specie batterica e del tipo di macrolide.

Il principale meccanismo di resistenza è la modificazione del sito bersaglio. Alcuni batteri producono metilasi codificate da geni della famiglia erm (erythromycin ribosome methylation), che metilano l’RNA 23S della subunità ribosomiale 50S, impedendo così il corretto legame del farmaco. Questo fenomeno comporta una resistenza crociata non solo verso i macrolidi, ma anche nei confronti di altre classi che condividono lo stesso sito di legame, come le lincosamidi e le streptogramine B (resistenza di tipo MLSB)

Un secondo meccanismo è rappresentato dalle pompe di efflusso attive, che espellono l’antibiotico dalla cellula batterica prima che possa esercitare la sua azione. Questo tipo di resistenza è particolarmente comune in Streptococcus pneumoniae e Staphylococcus aureus e conferisce livelli moderati di resistenza, ma clinicamente significativi.

Infine, alcuni batteri possono inattivare i macrolidi attraverso enzimi idrolitici o fosfotransferasi, che modificano la struttura chimica del farmaco e ne annullano l’attività biologica.

Dal punto di vista clinico, la diffusione di questi meccanismi ha comportato un aumento delle infezioni resistenti ai macrolidi, soprattutto nei patogeni respiratori. Per questo motivo, l’uso di questi antibiotici deve essere attentamente monitorato e guidato da test di sensibilità.

Tra le limitazioni terapeutiche dei macrolidi si annoverano inoltre la possibile instabilità in ambiente acido (soprattutto per l’eritromicina), la variabilità nella biodisponibilità orale, le interazioni farmacologiche dovute all’inibizione del citocromo P450 (CYP3A4), che può aumentare la concentrazione plasmatica di altri farmaci (come warfarin, teofillina o digossina) e, in alcuni casi, effetti avversi gastrointestinali dovuti alla stimolazione della motilità intestinale.

Nuove generazioni e sviluppi dei macrolidi

Con l’aumento dei ceppi batterici resistenti agli antibiotici della classe dei macrolidi, è diventato necessario sviluppare derivati più efficaci e dotati di migliorata farmacocinetica. Di seguito i principali aspetti evolutivi.

  1. Seconda generazione: azalidi

Dopo i macrolidi «classici» come la Eritromicina, sono stati sviluppati i cosiddetti azalidi (anello a 15 atomi), come Azitromicina. Questi composti presentano una migliore stabilità in ambiente acido, biodisponibilità orale più elevata e una distribuzione tissutale più favorevole.
Tuttavia, pur migliorando alcuni limiti dei macrolidi originari, le azalidi non hanno completamente risolto il problema della resistenza emergente.

  1. Terza generazione: ketolidi

Per fronteggiare la resistenza, è stata sviluppata una nuova sottoclasse: i ketolidi. Ne fanno parte la telitromicina, la solitromicina, la moditromicina e la cetromicina.

Questi sono derivati semisintetici dei macrolidi che hanno una struttura identica ai macrolidi cioè lattone a 14-15 atomi di C legati a 2 zuccheri di cui un gruppo basico si protona a pH fisiologico ma a differenza hanno un gruppo chetonico in posizione 3 che aumenta lo spettro d’azione e la resistenza, e la catena laterale tra C11 e C12 che aumenta affinità, attività e tollerabilità.

  1. Sviluppi recenti e piattaforme di sintesi

Negli anni più recenti, la ricerca si è spostata oltre la semplice modifica semisintetica dei composti già esistenti. Un articolo recente parla di una vera e propria “rinascita dei macrolidi” grazie a nuove tecnologie di sintesi totale che permettono di generare biblioteche molecolari di nuovi macrolidi con strutture altamente diversificate.

Questi sviluppi mirano a: aggirare i meccanismi di resistenza già noti, migliorare i profili di sicurezza, visto che alcuni ketolidi hanno presentato problemi clinici (es. epatotossicità con Telitromicina) ed espandere lo spettro d’azione verso batteri problematici e sfruttare proprietà non antibiotiche (antinfiammatorie, immunomodulatorie) in modo più mirato.

  1. Sfide e prospettive

Nonostante i progressi, permangono diverse sfide. Alcuni sviluppi sono stati ritardati o sospesi per motivi di sicurezza clinica (ad esempio effetti collaterali gravi).

La ricerca di nuovi macrolidi richiede una dinamica di scoperta più ampia, sia attraverso la modifica di molecole esistenti che mediante la scoperta di nuovi prodotti naturali o tecnologie di sintesi avanzata. Le resistenze continuano ad emergere, e quindi i nuovi composti devono presentare novi meccanismi d’azione o modifiche strutturali tali da evitare i meccanismi di resistenza noti.

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