Chimica 25 Dicembre 2014 7 min

Piante velenose: alcaloidi, polipeptidi, glicosidi, ossalati, resine

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Le piante velenose contengono tossine chimiche che includono alcaloidi, glicosidi, proteine ​​e amminoacidi.  Le piante non possono difendersi dai predatori se non con sistemi di difesa come spine o aculei e con mezzi chimici. In particolare le piante superiori, ovvero quelle piante in cui le diverse parti sono ben differenziate, infatti possono contenere sostanze tossiche sia per gli animali che per gli uomini dette fitotossine.

 Alcune piante velenose rappresentano una seria minaccia solo per certi animali come gatti, cani o bestiame o per certi tipi di persone come neonati, anziani o immunodepressi.

Già nei tempi antichi si conoscevano quelle piante contenenti sostanze contenenti principi attivi per scopo terapeutico e quelle contenenti sostanze tossiche o addirittura mortali. Ad esempio la cicuta che era somministrata ai condannati a morte e che fu utilizzata per  Socrate per la sua esecuzione.

Molte delle piante velenose sono angiosperme o piante con fiori e furono elaborati molti sistemi per classificare le piante velenose basati:

  • sulla natura dei costituenti tossici
  • sulla loro relazione filogenetica
  • sulle loro caratteristiche botaniche.

I veleni contenuti nelle piante detti fitotossine comprendono una vasta gamma di sostanze chimiche biologicamente attive come  alcaloidi, polipeptidi, glicosidi, ossalati e resine.

Esempi di  specie presenti nelle piante velenose

Alcaloidi

Gli alcaloidi sono sostanze  di natura complessa contenenti azoto come componente di una struttura eterociclica. Nella maggior parte dei casi gli alcaloidi non si trovano liberi, ma sotto forma di sali con diversi acidi organici (acetico, ossalico, lattico, citrico, malico e tartarico) e, meno comunemente inorganici (cloridrico, fosforico, solforico). Si stima  che circa il 10% delle piante contiene alcaloidi la maggior parte dei quali è biologicamente attivo e può causare reazioni fisiologiche.

Polipeptidi

Amanita muscaria

I polipeptidi sono costituiti da una catena di amminoacidi, composti che contengono nella loro molecola sia il gruppo carbossilico che il gruppo amminico.  In particolare nell’Amanita muscaria, uno dei funghi più velenosi sono contenuti diversi peptidi a seconda della parte del fungo stesso. Vi sono piante che possono contenere catene proteiche che risultano particolarmente tossiche come ad esempio la ricina che è il più potente e letale veleno esistente sette volte più mortale del veleno di un cobra e seimila volte più letale del cianuro.

Glicosidi

Nelle piante possono essere inoltre contenuti alcuni  glicosidi contenenti agliconi  che quando vengono idrolizzati risultano particolarmente tossici.  Questi tipi di glucosidi sono costituiti da due o più unità di monosaccaridi legate tra loro da un legame glicosidico detto glicone e da una parte non zuccherina detta aglicone quale componente funzionale della molecola che, nella fattispecie, è la parte tossica della molecola.

Ossalati

Gli ossalati che a livello microscopico sono costituiti da tanti piccoli aghi,  sono sali derivanti dall’acido ossalico. Essi sono contenuti ad esempio nel Filodendro e nella Dieffenbachia che hanno proprietà irritanti per la pelle e, in caso di ingestione, danneggiano la mucosa e la bocca  e dello stomaco.

Resine

Le resine sono sostanze complesse che differiscono nelle proprietà chimiche ma che hanno proprietà fisiche simili. Sono generalmente costituite da diterpeni e alcune di esse come quella contenuta nell’edera velenosa provocano eruzioni cutanee.

In determinate condizioni le piante possono diventare velenose a causa dell’accumulo di minerali inorganici tossici come rame, piombo, cadmio, fluoro, manganese, selenio o nitrati

Piante velenose e animali

Le sostanze tossiche prodotte dalle piante svolgono spesso una funzione importante come meccanismo di difesa naturale contro gli animali erbivori. Foglie, semi, radici, frutti e altre parti della pianta possono contenere molecole capaci di rendere il vegetale poco appetibile, provocare disturbi fisiologici o scoraggiare il consumo da parte degli animali.

Tra le sostanze coinvolte nella difesa chimica delle piante si trovano alcaloidi, glicosidi, terpeni, composti fenolici e proteine tossiche. La loro azione può interferire con diversi processi biologici degli animali, influenzando, per esempio, il sistema nervoso, la digestione o il funzionamento di organi e tessuti. La tossicità, tuttavia, non è necessariamente uguale per tutte le specie animali: una sostanza dannosa per un determinato erbivoro può essere tollerata da un’altra specie che abbia sviluppato specifici meccanismi di adattamento.

Nel corso dell’evoluzione si è quindi instaurata una relazione dinamica tra piante e animali. Le piante hanno sviluppato differenti strategie chimiche e fisiche per ridurre il consumo da parte degli erbivori, mentre alcuni animali hanno acquisito la capacità di riconoscere, neutralizzare o tollerare determinate sostanze. In alcuni casi, queste sostanze possono persino essere accumulate dagli animali e successivamente utilizzate come difesa nei confronti dei predatori.

La produzione di composti tossici rappresenta dunque non soltanto una caratteristica pericolosa delle piante velenose, ma anche una strategia ecologica che contribuisce alla sopravvivenza delle piante e alle complesse interazioni tra gli organismi negli ecosistemi.

Piante velenose e medicina

Le piante velenose hanno avuto e continuano ad avere un ruolo nella ricerca farmacologica, poiché alcune delle sostanze responsabili dei loro effetti tossici possiedono anche proprietà biologiche di interesse terapeutico. La tossicità di una molecola, infatti, non esclude necessariamente un suo possibile impiego medico: ciò che cambia è soprattutto la dose, la modalità di somministrazione e il controllo dell’esposizione.

Alcuni composti di origine vegetale sono stati studiati per la loro capacità di agire su specifici recettori, enzimi, canali ionici o altre strutture cellulari. La conoscenza dei loro meccanismi d’azione può quindi contribuire allo sviluppo di farmaci o di nuovi strumenti per la ricerca biomedica. In questo contesto, le piante velenose rappresentano una sorta di laboratorio naturale, nel quale si sono evolute molecole capaci di interagire in modo molto selettivo con gli organismi animali.

Un esempio particolarmente noto è rappresentato dalla digitossina e dalla digossina, glicosidi cardiaci storicamente associati alle specie del genere Digitalis. Queste sostanze influenzano l’attività delle cellule cardiache e sono state impiegate in ambito farmacologico, sebbene presentino un ristretto margine tra dose terapeutica e dose tossica e richiedano quindi un rigoroso controllo medico.

Anche alcuni alcaloidi vegetali hanno fornito importanti spunti per la farmacologia e la medicina. Lo studio di queste molecole permette di comprendere meglio i processi fisiologici e patologici e di individuare nuove strutture chimiche potenzialmente utili.

È però fondamentale ricordare che una pianta utilizzata nella medicina tradizionale non è per questo automaticamente sicura. La concentrazione dei principi attivi può variare tra specie, parti della pianta e condizioni di crescita, mentre preparazioni non controllate possono provocare intossicazioni. Per questo l’impiego medico delle sostanze derivate da piante velenose richiede identificazione precisa, standardizzazione e rigorose valutazioni di efficacia e sicurezza.

Piante velenose nella ricerca scientifica

Le piante velenose rappresentano un’importante fonte di molecole bioattive e costituiscono un campo di interesse per la ricerca in ambito botanico, biochimico, farmacologico e biomedico. Le sostanze responsabili della loro tossicità vengono studiate per comprenderne la struttura chimica, i meccanismi d’azione e le interazioni con le cellule e gli organismi.

Lo studio degli alcaloidi, dei glicosidi, dei terpeni e di altre sostanze tossiche vegetali ha permesso di individuare molecole capaci di interferire con specifici processi biologici. Sebbene la loro tossicità ne limiti spesso l’impiego diretto, queste proprietà possono fornire informazioni preziose sui meccanismi cellulari e fisiologici e, in alcuni casi, favorire lo sviluppo di molecole di interesse farmacologico.

Le sostanze vegetali tossiche vengono inoltre utilizzate come strumenti nella ricerca biologica, perché la loro capacità di interagire con determinati recettori, enzimi o strutture cellulari può aiutare a comprendere il funzionamento di specifiche vie metaboliche. La caratterizzazione di questi composti può anche contribuire alla ricerca di nuove sostanze bioattive, attraverso tecniche di estrazione, purificazione e analisi strutturale.

Un ulteriore ambito di studio riguarda i meccanismi con cui le piante producono, accumulano e regolano le sostanze tossiche. La comprensione di questi processi interessa anche l’ecologia, poiché permette di approfondire il ruolo della difesa chimica nelle interazioni tra piante, erbivori e altri organismi.

La ricerca sulle piante velenose richiede tuttavia particolare attenzione, perché la presenza di una sostanza bioattiva non implica automaticamente un’applicazione terapeutica. Tossicità, dose, modalità di esposizione e specificità d’azione devono essere valutate attraverso rigorosi studi sperimentali e di sicurezza.

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