Fisica 11 Settembre 2026 14 min

Quasiparticella

Condividi questo articolo

XLinkedInWhatsAppTelegram
quasiparticella

Una quasiparticella è un’entità emergente che nasce dal comportamento collettivo di molte particelle all’interno di un sistema fisico. Non si tratta quindi di una particella elementare vera e propria, come un elettrone o un fotone, ma di un modo efficace per descrivere eccitazioni collettive che, in determinate condizioni, possono comportarsi come particelle.

Per comprendere intuitivamente questo concetto si può immaginare la “ola” in uno stadio. L’onda si sposta attraverso gli spalti e sembra possedere una propria direzione e velocità, ma non esiste una vera e propria “particella ola” che percorre le tribune. Il movimento nasce dalla sequenza coordinata di persone che si alzano e si siedono: il fenomeno collettivo assume caratteristiche proprie, pur dipendendo completamente dai singoli elementi che lo generano.

In modo analogo, all’interno di un materiale moltissime particelle possono interagire tra loro dando origine a un’eccitazione collettiva che può essere descritta come una quasiparticella. A seconda del fenomeno coinvolto, essa può essere associata a vibrazioni del reticolo cristallino, onde di spin, interazioni tra elettroni e lacune o altre forme di eccitazione della materia.

Il concetto di quasiparticella è particolarmente importante nella fisica della materia condensata e nella meccanica quantistica, perché permette di descrivere sistemi estremamente complessi attraverso entità più semplici da studiare.

Fononi, magnoni, eccitoni, polaroni e lacune sono alcuni degli esempi più importanti di quasiparticelle, ciascuno legato a specifiche proprietà e fenomeni della materia.

Come nasce una quasiparticella

Una quasiparticella emerge dal comportamento collettivo di un sistema costituito da molte particelle che interagiscono tra loro. Non viene quindi creata dal nulla come una particella elementare, ma rappresenta un’eccitazione del sistema che può essere descritta, in determinate condizioni, come se fosse una singola entità.

Il processo può essere compreso immaginando un materiale inizialmente in uno stato di equilibrio. Quando il sistema riceve energia o viene perturbato, per esempio attraverso l’assorbimento di un fotone, un aumento della temperatura o l’iniezione di una particella carica, le sue componenti reagiscono alle nuove condizioni. Le interazioni tra atomi, elettroni e altre particelle fanno sì che la perturbazione non rimanga necessariamente confinata al punto in cui è stata prodotta, ma possa propagarsi attraverso il materiale.

È proprio questa risposta collettiva che può dare origine a una quasiparticella. Le vibrazioni degli atomi di un reticolo cristallino, per esempio, possono propagarsi come un’eccitazione collettiva descrivibile attraverso i fononi. Analogamente, una perturbazione degli spin elettronici può dare origine a magnoni, mentre l’interazione tra un elettrone e una lacuna può produrre un eccitone.

Dal punto di vista della fisica, invece di seguire separatamente il comportamento di un numero enorme di particelle, è possibile descrivere l’eccitazione collettiva come una nuova entità dotata di proprietà ben definite, come energia, quantità di moto e, in alcuni casi, massa efficace.

La quasiparticella è dunque un fenomeno emergente: le sue proprietà derivano dalle interazioni tra le particelle del sistema e non appartengono necessariamente ai suoi singoli componenti.

Landau e lo sviluppo del concetto di quasiparticella

Lo sviluppo del concetto di quasiparticella è strettamente legato al lavoro del fisico sovietico Lev Landau, uno dei protagonisti della fisica teorica del XX secolo. Il suo contributo fu particolarmente importante nello studio dei sistemi quantistici costituiti da moltissime particelle interagenti, nei quali descrivere separatamente ogni componente risulta praticamente impossibile.

Un caso fondamentale fu quello dell’elio-4 liquido. Nel 1937 venne scoperto che, al di sotto di circa 2,17 K, l’elio-4 attraversa una transizione verso uno stato superfluido, caratterizzato da proprietà straordinarie, tra cui una viscosità estremamente bassa. Nel 1941 Landau elaborò una teoria sulla superfluidità nella quale le proprietà del sistema non venivano interpretate considerando soltanto i singoli atomi, ma attraverso le sue eccitazioni collettive.

Secondo questa descrizione, l’energia fornita al superfluido può essere associata a particolari eccitazioni che si propagano nel liquido e che possono essere trattate, dal punto di vista teorico, come particelle. Le eccitazioni a bassa energia sono i fononi, associati alle onde sonore del fluido, mentre a energie maggiori compaiono i rotoni, caratterizzati da un diverso andamento della relazione tra energia e quantità di moto.

Criterio o limite di Landau

Questo approccio portò anche alla formulazione del cosiddetto criterio o limite di Landau: se il superfluido si muove al di sotto di una determinata velocità critica, non è energeticamente conveniente creare alcune di queste eccitazioni e il moto può quindi avvenire senza la normale dissipazione associata alla viscosità.

Landau estese successivamente la sua idea ai sistemi di fermioni fortemente interagenti, sviluppando nel 1956 la teoria del liquido di Fermi. In questo modello, le proprietà di un sistema complesso di fermioni possono essere descritte attraverso quasiparticelle che mantengono caratteristiche simili a quelle delle particelle originarie, ma risultano modificate dalle interazioni con il mezzo.

Un modo intuitivo per comprenderlo è immaginare un elettrone che si muove all’interno di un materiale. Le sue interazioni con le altre particelle modificano il comportamento dell’eccitazione complessiva. L’elettrone può quindi essere descritto come una particella “vestita” dalle interazioni del sistema, con proprietà diverse da quelle di un elettrone libero, tra cui una massa efficace.

Il successo di questa impostazione contribuì a trasformare il modo di studiare la materia condensata. Per i suoi fondamentali contributi alla fisica teorica, Landau ricevette il Premio Nobel per la Fisica nel 1962.

Le principali tipologie di quasiparticelle

Le quasiparticelle non costituiscono una categoria unica. Esistono numerose tipologie, ciascuna associata a un particolare fenomeno fisico.

Tra le più importanti ci sono i fononi, associati alle vibrazioni collettive degli atomi nei solidi. Essi svolgono un ruolo fondamentale nella propagazione del calore e nelle proprietà termiche dei materiali.

I magnoni sono invece associati alle eccitazioni collettive degli spin elettronici nei materiali magnetici. Possono essere interpretati come quanti di onde di spin e sono importanti nello studio dei fenomeni magnetici.

Gli eccitoni si formano quando un elettrone e una lacuna rimangono legati tra loro dall’interazione elettrostatica. Sono particolarmente importanti nei semiconduttori e nei materiali utilizzati nelle tecnologie optoelettroniche.

I polaroni descrivono una situazione nella quale un portatore di carica, come un elettrone o una lacuna, interagisce fortemente con le vibrazioni del reticolo cristallino, modificando il proprio comportamento all’interno del materiale.

Un altro esempio è rappresentato dalle lacune, utilizzate soprattutto nella fisica dei semiconduttori per descrivere l’assenza di un elettrone in una banda energetica. Pur non essendo una particella reale, la lacuna può comportarsi come un portatore di carica positiva.

Questi esempi mostrano quanto sia ampia la famiglia delle quasiparticelle e quanto il loro comportamento dipenda dalle caratteristiche del sistema nel quale emergono.

Come nascono le principali quasiparticelle

Il modo più efficace per comprendere come nasce una quasiparticella è osservare alcuni dei fenomeni collettivi che si verificano all’interno della materia. Ogni quasiparticella è infatti associata a una particolare forma di eccitazione del sistema e può essere descritta, dal punto di vista quantistico, come un’entità dotata di proprietà proprie.

Il fonone: la quantizzazione delle vibrazioni

Il fonone nasce dalle vibrazioni collettive degli atomi di un solido. In un cristallo, gli atomi sono disposti secondo una struttura ordinata e interagiscono tra loro attraverso legami che possono essere immaginati, in modo semplificato, come minuscole molle.

Quando il reticolo viene perturbato, per esempio attraverso un trasferimento di energia termica o meccanica, gli atomi iniziano a oscillare attorno alle loro posizioni di equilibrio. Il movimento di un atomo influenza quelli vicini e la perturbazione può propagarsi attraverso il cristallo sotto forma di onda elastica.

La meccanica quantistica mostra che l’energia di queste oscillazioni non può assumere valori arbitrari: è quantizzata. Il quanto di energia associato a una determinata modalità di vibrazione è il fonone.

I fononi svolgono un ruolo fondamentale nella propagazione del calore e nelle proprietà termiche dei materiali. In un solido riscaldato, il numero e l’energia delle eccitazioni vibrazionali aumentano, modificando il comportamento del reticolo.

Il magnone: un’onda di spin

Il magnone nasce invece dalle eccitazioni collettive degli spin in un materiale magnetico.

In un ferromagnete, gli spin degli elettroni tendono ad assumere un orientamento ordinato. Se il sistema viene perturbato, per esempio mediante un campo magnetico variabile o un’onda elettromagnetica, gli spin possono iniziare a oscillare attorno alla loro configurazione di equilibrio.

A causa delle interazioni tra gli spin, questa perturbazione non rimane confinata a un singolo elettrone, ma può propagarsi attraverso il materiale come una onda di spin. La quantizzazione di questa eccitazione collettiva dà origine al magnone.

Il magnone non rappresenta quindi una particella materiale che attraversa il cristallo: è il quanto di un’onda di spin. Il suo studio è importante nella spintronica, un settore che cerca di sfruttare lo spin e le onde di spin per trasmettere ed elaborare informazioni.

Il plasmone: l’oscillazione collettiva degli elettroni

Il plasmone è associato alle oscillazioni collettive della densità degli elettroni presenti in un materiale, soprattutto nei metalli.

Gli elettroni di conduzione possono essere considerati, in modo semplificato, come un insieme di cariche negative mobili immerse nel reticolo degli ioni positivi. Quando il sistema viene perturbato, per esempio attraverso un campo elettrico o l’interazione con la luce, la distribuzione degli elettroni può allontanarsi temporaneamente dalla situazione di equilibrio.

Le forze elettrostatiche tendono quindi a riportare gli elettroni verso la configurazione iniziale. L’insieme delle cariche può oscillare collettivamente, producendo un’oscillazione della densità elettronica.

La quantizzazione di questa oscillazione dà origine al plasmone.

I plasmoni sono particolarmente interessanti nella nanofotonica e nella plasmonica, perché possono interagire intensamente con la luce e, in particolari strutture metalliche, confinare l’energia elettromagnetica su dimensioni molto inferiori alla lunghezza d’onda della luce.

Il polarone: una particella “vestita”

Il polarone nasce dall’interazione tra un portatore di carica, come un elettrone o una lacuna, e il reticolo di un materiale.

polarone

polarone

Quando un elettrone si muove in un cristallo ionico o polare, la sua carica interagisce con gli ioni circostanti. Il campo elettrico prodotto dall’elettrone può modificare localmente la disposizione degli ioni e generare una distorsione del reticolo.

La distorsione, a sua volta, influenza il movimento dell’elettrone. Si crea così un sistema nel quale il portatore di carica e la deformazione del materiale sono strettamente collegati.

L’insieme può essere descritto come una quasiparticella: il polarone, spesso rappresentato intuitivamente come una “particella vestita” dalle interazioni con il mezzo.

Questa interazione modifica le proprietà del portatore rispetto a quelle di un elettrone libero. In particolare, può cambiare la sua mobilità e la sua massa efficace, influenzando il modo in cui la carica si muove attraverso il materiale.

Fononi, magnoni, plasmoni e polaroni mostrano quindi quattro modalità molto diverse attraverso cui può emergere una quasiparticella: una vibrazione del reticolo, un’onda di spin, un’oscillazione della densità elettronica o l’interazione tra una carica e il materiale che la circonda.

Proprietà di una quasiparticella

Le proprietà di una quasiparticella non sono fondamentali e universali come quelle di una particella elementare isolata. Sono invece proprietà emergenti, determinate dalle caratteristiche del materiale e dalle interazioni tra le particelle che lo compongono. Per questo motivo, una stessa quasiparticella può presentare caratteristiche differenti a seconda del sistema fisico nel quale si manifesta.

Massa efficace

Una delle proprietà più importanti è la massa efficace. Una quasiparticella non si muove nel vuoto, ma all’interno di un ambiente nel quale interagisce continuamente con il reticolo, con gli elettroni e con altre eccitazioni. Queste interazioni modificano il suo comportamento dinamico, facendo sì che la relazione tra energia e quantità di moto possa essere descritta, in determinate condizioni, attraverso una massa efficace diversa da quella della particella corrispondente nel vuoto.

Nel caso degli elettroni nei materiali, la massa efficace può essere molto diversa dalla massa dell’elettrone libero. Nel grafene, per esempio, gli elettroni vicino ai punti particolari della struttura elettronica del materiale si comportano come fermioni di Dirac, con una relazione tra energia e quantità di moto simile a quella delle particelle relativistiche. In questo caso si parla di massa efficace nulla nel modello ideale, ma la loro velocità rimane comunque molto inferiore a quella della luce.

Quasi-momento

Un’altra proprietà fondamentale è il quasi-momento, o momento cristallino. In un materiale caratterizzato da una struttura periodica, le quasiparticelle possono essere descritte attraverso una quantità legata al vettore d’onda, generalmente indicata come ℏk. Il quasi-momento è particolarmente importante per comprendere la propagazione delle eccitazioni all’interno dei cristalli e viene rappresentato nello spazio delle energie attraverso la zona di Brillouin.

Carica efficace

In alcuni sistemi, le quasiparticelle possono inoltre presentare una carica efficace. Questa può essere modificata dalle interazioni e dagli effetti di schermatura del materiale. Nei sistemi caratterizzati dall’effetto Hall quantistico frazionario, esistono inoltre eccitazioni collettive con carica frazionaria, come valori pari a una frazione della carica elementare.

Tempo di vita finito

Infine, molte quasiparticelle possiedono un tempo di vita finito. Le loro eccitazioni possono decadere attraverso interazioni con altre quasiparticelle, difetti del materiale o vibrazioni del reticolo, restituendo progressivamente l’energia al sistema. La durata dell’eccitazione dipende dalle proprietà del materiale e dalle condizioni fisiche, come la temperatura.

Anche le proprietà statistiche possono essere particolari. Alcune quasiparticelle si comportano come fermioni, altre come bosoni, mentre in particolari sistemi bidimensionali possono emergere eccitazioni con statistica anyonica, che non rientra nella tradizionale distinzione tra fermioni e bosoni.

Queste caratteristiche mostrano perché le quasiparticelle siano così utili: energia, quasi-momento, massa efficace, carica, proprietà statistiche e tempo di vita permettono di descrivere con grande precisione fenomeni collettivi che coinvolgono un numero enorme di particelle.

Quasiparticella e superconduttività

La superconduttività rappresenta uno degli esempi più affascinanti del ruolo della quasiparticella nella materia. Al di sotto di una determinata temperatura critica, alcuni materiali possono infatti condurre corrente elettrica senza la normale resistenza. Presentano altre proprietà caratteristiche, come l’espulsione del campo magnetico dal loro interno.

coppie di cooper

coppie di cooper

Nella teoria microscopica della superconduttività convenzionale, sviluppata da John Bardeen, Leon Cooper e Robert Schrieffer e nota come teoria BCS, gli elettroni possono formare particolari stati correlati chiamati coppie di Cooper.

Nel vuoto due elettroni si respingono a causa della loro carica elettrica negativa. All’interno di un reticolo cristallino, tuttavia, il movimento di un elettrone può provocare una deformazione locale del reticolo. Questa deformazione può favorire un’interazione attrattiva tra elettroni in determinate condizioni. Nella descrizione BCS, tale interazione è mediata dalle vibrazioni del reticolo, descritte quantisticamente attraverso i fononi.

Le coppie di Cooper non devono essere immaginate come due elettroni che orbitano l’uno attorno all’altro. Sono piuttosto stati quantistici correlati che coinvolgono elettroni con quantità di moto e spin opposti. La formazione di un grande numero di queste coppie conduce a uno stato quantistico collettivo coerente, responsabile delle proprietà superconduttive.

Un elemento fondamentale è il gap energetico superconduttivo. Nello stato superconduttore, per creare determinate eccitazioni è necessario fornire una quantità minima di energia. Il gap rende quindi energeticamente sfavorevoli molti processi che, in un metallo normale, contribuirebbero alla dissipazione.

La quasiparticella di Bogoliubov

Che cosa accade quando al superconduttore viene fornita energia sufficiente?

Le eccitazioni prodotte sopra il gap non possono essere descritte semplicemente come elettroni indipendenti. La teoria BCS mostra che esse sono quasiparticelle di Bogoliubov, ottenute dalla combinazione quantistica delle componenti associate a un elettrone e a una lacuna.

Una quasiparticella di Bogoliubov non è quindi né un normale elettrone né una normale lacuna. Le sue proprietà dipendono dallo stato superconduttore nel quale si trova e dalla relazione tra energia e quantità di moto del sistema.

Quando queste quasiparticelle sono create, possono trasportare energia e contribuire al trasporto termico, modificando il comportamento del superconduttore. La loro presenza è perciò importante nello studio delle proprietà dinamiche dei materiali superconduttori e dei dispositivi che li utilizzano.

quasiparticella e superconduttività

quasiparticella e superconduttività

La superconduttività mostra così in modo particolarmente chiaro la natura delle quasiparticelle: non sono particelle fondamentali aggiunte alla materia, ma eccitazioni emergenti di un sistema collettivo. Nel caso dei superconduttori, comprendere queste eccitazioni permette di passare dalla descrizione dello stato collettivo delle coppie di Cooper a quella delle perturbazioni che possono modificarlo o distruggerlo.

Conclusione

La quasiparticella rappresenta uno dei concetti più affascinanti della fisica della materia condensata, perché mostra come un comportamento collettivo possa assumere le caratteristiche di una vera e propria particella. Non si tratta di oggetti fondamentali della natura, come elettroni o fotoni, ma di eccitazioni emergenti che permettono di descrivere in modo semplice fenomeni prodotti dall’interazione di un numero enorme di particelle.

Fononi, magnoni, plasmoni, polaroni ed eccitazioni di Bogoliubov mostrano quanto possa essere diversa la natura di queste entità. Alcune descrivono vibrazioni della materia, altre oscillazioni degli spin, variazioni collettive della densità elettronica o interazioni tra particelle e reticolo cristallino. In ogni caso, la quasiparticella diventa uno strumento per trasformare un problema estremamente complesso in un modello più comprensibile e matematicamente trattabile.

Il concetto assume un’importanza ancora maggiore nello studio dei materiali quantistici, della superconduttività e dei sistemi a bassa dimensionalità. In essi possono emergere eccitazioni con proprietà lontane da quelle delle particelle ordinarie. Alcune di esse potrebbero inoltre contribuire allo sviluppo di nuove tecnologie elettroniche, fotoniche e quantistiche.

Chimicamo la chimica online perché tutto è chimica

Autore

Condividi questo articolo

Se ti è stato utile, condividilo con chi potrebbe apprezzarlo.

XLinkedInWhatsAppTelegram