Fisica 3 Ottobre 2026 13 min

Legge di Planck

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legge di Planck

La legge di Planck descrive la distribuzione dell’energia emessa da un corpo nero sotto forma di radiazione elettromagnetica in funzione della temperatura e della lunghezza d’onda. Formulata da Max Planck nel 1900, rappresentò una svolta nella storia della fisica perché introdusse l’idea che l’energia non venga scambiata in modo continuo, ma attraverso quantità discrete chiamate quanti di energia.

La legge di Planck permette di comprendere lo spettro della radiazione termica emessa da un corpo riscaldato e spiega perché la distribuzione dell’energia cambia al variare della temperatura. A ogni temperatura corrisponde infatti una particolare curva di emissione, caratterizzata da un massimo che si sposta verso lunghezze d’onda più brevi quando la temperatura aumenta.

Una descrizione completa è fornita dalla legge di Planck che è alla base della comprensione della radiazione del corpo nero. Le sue applicazioni riguardano numerosi ambiti della fisica e della tecnologia, dallo studio delle stelle all’analisi della radiazione infrarossa e alla spettroscopia.

La nascita della legge di Planck

Alla fine del XIX secolo, la fisica classica non riusciva a descrivere correttamente lo spettro della radiazione emessa da un corpo nero. Le previsioni teoriche conducevano alla cosiddetta catastrofe ultravioletta, secondo cui l’energia emessa sarebbe dovuta aumentare senza limite alle alte frequenze, in evidente contrasto con i risultati sperimentali.

Per risolvere questo problema, Planck introdusse un’ipotesi allora rivoluzionaria: l’energia non viene scambiata in modo continuo, ma attraverso quantità discrete, chiamate quanti di energia. L’energia (E) di ciascun quanto è direttamente proporzionale alla frequenza (ν) della radiazione, secondo la relazione:

E = hν

dove E è l’energia del quanto, h è la costante di Planck, il cui valore è esattamente 6,62607015 × 10⁻³⁴ J·s.

L’introduzione della quantizzazione dell’energia permise a Planck di ottenere una descrizione teorica dello spettro del corpo nero in accordo con i risultati sperimentali. L’ipotesi, inizialmente concepita come una soluzione al problema della radiazione termica, divenne successivamente uno dei fondamenti della meccanica quantistica.

Radiazione termica

Ogni corpo macroscopico a una temperatura superiore allo zero assoluto emette spontaneamente radiazione elettromagnetica. Questo fenomeno, noto come radiazione termica, è legato all’energia interna della materia e alla sua temperatura.

A livello microscopico, la materia è costituita da atomi e molecole in continuo movimento. All’aumentare della temperatura cresce l’energia associata ai loro moti microscopici. Poiché gli atomi e le molecole contengono cariche elettriche, i loro movimenti e le loro oscillazioni possono produrre variazioni dei campi elettrici e magnetici, dando origine all’emissione di radiazione elettromagnetica.

La radiazione termica non è generalmente costituita da una singola frequenza, ma presenta una distribuzione continua di frequenze e lunghezze d’onda. La forma di questa distribuzione dipende dalla temperatura e, per i corpi reali, anche dalle proprietà del materiale e della superficie.

Lo studio della radiazione termica assume particolare importanza quando si considera il corpo nero, un modello ideale che permette di descrivere l’emissione termica indipendentemente dalle caratteristiche specifiche dei materiali. È proprio attraverso questo modello che la legge di Planck fornisce una descrizione universale dello spettro della radiazione.

Il corpo nero

Per studiare la radiazione termica in modo indipendente dalle caratteristiche dei diversi materiali, i fisici introdussero il modello ideale del corpo nero. Si tratta di un corpo capace di assorbire completamente la radiazione elettromagnetica incidente, indipendentemente dalla sua frequenza e dalla direzione di provenienza.

In termini fisici, un corpo nero ha un coefficiente di assorbimento spettrale pari a 1 per ogni frequenza. Non riflette né trasmette la radiazione incidente, ma la assorbe completamente. Per questo motivo, quando si trova a temperatura ambiente e viene osservato nel visibile, il modello ideale apparirebbe perfettamente nero.

emissione del corpo nero

emissione del corpo nero

Il corpo nero non è però soltanto un assorbitore perfetto. In condizioni di equilibrio termico, secondo la legge della radiazione di Kirchhoff, un corpo che assorbe efficacemente la radiazione è anche un efficace emettitore. Il corpo nero rappresenta quindi anche un emettitore perfetto, cioè un corpo che, a una determinata temperatura, emette la massima quantità possibile di radiazione termica a ogni frequenza rispetto a un corpo reale alla stessa temperatura.

Le caratteristiche della radiazione emessa dal corpo nero dipendono esclusivamente dalla sua temperatura assoluta e non dalla composizione chimica o dalla natura della superficie. Proprio questa proprietà rende il corpo nero un modello fondamentale per lo studio della radiazione termica e permette di formulare una legge universale, valida indipendentemente dal materiale considerato.

Nella realtà non esiste un corpo perfettamente nero, ma è possibile realizzare sistemi fisici che ne approssimano molto bene il comportamento. Il modello più importante è costituito da una cavità con un piccolo foro, che verrà utilizzata per studiare sperimentalmente la radiazione di corpo nero.

La cavità con il piccolo foro

Poiché non esistono in natura materiali capaci di assorbire e di emettere radiazione in modo perfettamente ideale, il comportamento del corpo nero può essere approssimato utilizzando una cavità chiusa dotata di un piccolo foro. Le pareti interne della cavità sono mantenute a una temperatura uniforme e possono assorbire e riemettere la radiazione.

cavità con il piccolo foro

cavità con il piccolo foro

Quando una radiazione entra attraverso il piccolo foro, viene riflessa numerose volte dalle pareti interne. A ogni riflessione una parte della radiazione viene assorbita. La possibilità che la radiazione riesca a percorrere casualmente il percorso inverso e a uscire nuovamente dal foro diventa quindi molto piccola. Per questo motivo, osservando dall’esterno il piccolo foro, esso si comporta in modo molto simile a un corpo nero: assorbe efficacemente la radiazione incidente ed emette una radiazione caratteristica della temperatura della cavità.

Quando la cavità raggiunge l’equilibrio termico, la radiazione al suo interno raggiunge una distribuzione stabile, determinata dalla temperatura delle pareti. La radiazione che fuoriesce dal piccolo foro riproduce quindi lo spettro della radiazione di corpo nero alla temperatura della cavità.

Questo modello è particolarmente importante perché le caratteristiche della radiazione emessa dal foro dipendono essenzialmente dalla temperatura e non dalla composizione o dalla forma delle pareti. La cavità permette così di ottenere sperimentalmente una sorgente che approssima molto bene il corpo nero ideale e di studiarne la distribuzione spettrale.

Proprio l’analisi di questa distribuzione mostrò i limiti delle teorie classiche e portò Planck, nel 1900, alla formulazione della legge che porta il suo nome.

Lo spettro della radiazione di corpo nero

La radiazione emessa da un corpo nero non è concentrata in una sola frequenza o lunghezza d’onda, ma è distribuita continuamente su un ampio intervallo dello spettro elettromagnetico. La distribuzione dell’energia emessa dipende esclusivamente dalla temperatura assoluta del corpo nero.

Se si rappresenta graficamente l’intensità della radiazione in funzione della lunghezza d’onda, si ottiene una caratteristica curva con un andamento non simmetrico. Per ogni temperatura, l’emissione aumenta progressivamente fino a raggiungere un massimo, per poi diminuire alle lunghezze d’onda maggiori.

All’aumentare della temperatura, la quantità complessiva di radiazione emessa cresce e il massimo dello spettro si sposta verso lunghezze d’onda più brevi, corrispondenti a frequenze più elevate. Un corpo relativamente freddo emette prevalentemente radiazione nelle regioni dell’infrarosso, mentre aumentando la temperatura l’emissione può estendersi progressivamente verso il visibile e, a temperature ancora più elevate, verso regioni dello spettro a frequenza maggiore.

Queste caratteristiche sono descritte quantitativamente da diverse leggi fisiche. La legge di Stefan-Boltzmann stabilisce che la potenza totale emessa per unità di superficie aumenta con la quarta potenza della temperatura assoluta. La legge dello spostamento di Wiene descrive invece la relazione tra la temperatura e la lunghezza d’onda alla quale si verifica il massimo dell’emissione.

una descrizione completa della distribuzione spettrale della radiazione di corpo nero, permettendo di determinare l’intensità della radiazione a ogni lunghezza d’onda e a ogni temperatura. Essa riproduce correttamente l’intero andamento dello spettro, comprese le regioni in cui le precedenti teorie classiche non riuscivano a fornire risultati compatibili con gli esperimenti.

La formula della legge di Planck

La legge di Planck descrive matematicamente la distribuzione spettrale della radiazione emessa da un corpo nero in funzione della sua temperatura. Nella formulazione rispetto alla lunghezza d’onda, la legge è espressa dalla relazione:

formula della legge di planck

formula della legge di planck

dove B(λ,T) rappresenta la radianza spettrale del corpo nero alla lunghezza d’onda λ e alla temperatura T. Le altre grandezze presenti nella formula sono:

λ è la lunghezza d’onda della radiazione;
T è la temperatura assoluta del corpo nero, espressa in kelvin (K);
h è la costante di Planck;
c è la velocità della luce nel vuoto;
k è la costante di Boltzmann;
e è la base dei logaritmi naturali.

La formula mostra che la distribuzione dell’energia non dipende semplicemente dalla temperatura, ma varia in modo complesso con la lunghezza d’onda. Modificando la temperatura, cambia infatti l’intera curva dello spettro: aumenta l’intensità della radiazione e il massimo di emissione si sposta verso lunghezze d’onda più brevi.

Un aspetto fondamentale della legge di Planck è il termine esponenziale presente al denominatore. È proprio questo termine che consente alla formula di descrivere correttamente l’andamento dello spettro alle alte frequenze, evitando la catastrofe ultravioletta prevista dalle teorie classiche.

La legge può essere formulata anche in funzione della frequenza ν. In questo caso, la distribuzione spettrale è espressa da:

B(ν,T) = (2hν³/c²) · 1/[e (hν/kT) − 1]

Le due espressioni descrivono lo stesso fenomeno, ma non sono ottenute semplicemente sostituendo ν = c/λ: le quantità spettrali riferite alla frequenza e alla lunghezza d’onda hanno infatti definizioni differenti. La scelta della forma da utilizzare dipende quindi dal modo in cui si vuole rappresentare e analizzare lo spettro.

Come varia lo spettro del corpo nero con la temperatura

La legge di Planck mostra che lo spettro della radiazione emessa da un corpo nero cambia in modo significativo al variare della temperatura. Ogni temperatura è associata a una particolare curva di emissione, ma l’aumento della temperatura modifica sia l’intensità complessiva della radiazione sia la posizione del suo massimo.

Quando la temperatura aumenta, il corpo nero emette una quantità maggiore di energia sotto forma di radiazione elettromagnetica. La curva dello spettro diventa quindi più intensa e l’area complessiva sottesa alla curva aumenta. Questo comportamento è descritto quantitativamente dalla legge di Stefan-Boltzmann, secondo la quale l’emissione totale cresce con la quarta potenza della temperatura assoluta.

Contemporaneamente, il massimo della curva si sposta verso lunghezze d’onda più brevi, cioè verso frequenze più elevate. Un corpo a temperatura relativamente bassa emette prevalentemente nell’infrarosso e non appare luminoso nel visibile. A temperature progressivamente maggiori, una parte crescente della radiazione raggiunge la regione visibile dello spettro: il corpo può quindi assumere una colorazione prima rossastra, poi più vicina al bianco, fino a condizioni in cui l’emissione si estende anche verso lunghezze d’onda ancora più brevi.

Lo spostamento del massimo verso lunghezze d’onda minori all’aumentare della temperatura è descritto dalla legge dello spostamento di Wien. La legge di Planck permette però di descrivere l’intera curva dello spettro, non soltanto la posizione del suo massimo.

L’andamento delle curve mostra quindi una caratteristica fondamentale della radiazione di corpo nero: la temperatura determina sia quanta radiazione viene emessa sia come questa energia si distribuisce alle diverse lunghezze d’onda.

Legge di Planck e legge dello spostamento di Wien

La legge di Planck descrive l’intera distribuzione della radiazione emessa da un corpo nero in funzione della temperatura e della lunghezza d’onda. Dalla curva ottenuta attraverso questa legge è possibile individuare il punto in cui l’emissione raggiunge il suo valore massimo. La posizione di questo massimo varia al variare della temperatura ed è descritta dalla legge dello spostamento di Wien.

La legge di Wien stabilisce che la lunghezza d’onda corrispondente al massimo dell’emissione è inversamente proporzionale alla temperatura assoluta del corpo:

λₘₐₓ T = b

dove λₘₐₓ è la lunghezza d’onda alla quale l’emissione è massima, T è la temperatura assoluta espressa in kelvin e b è la costante di spostamento di Wien, pari a circa 2,898 × 10⁻³ m·K.

La relazione mostra che, aumentando la temperatura, il massimo dello spettro si sposta verso lunghezze d’onda progressivamente più brevi. Al contrario, a temperature più basse il massimo dell’emissione si trova a lunghezze d’onda maggiori.

La legge di Wien può quindi essere considerata una conseguenza della legge di Planck: mentre quest’ultima permette di determinare l’intera curva dello spettro, la legge di Wien individua una caratteristica specifica della curva, cioè la posizione del suo massimo.

Questa relazione ha importanti applicazioni pratiche. Per esempio, osservando la radiazione emessa da una stella è possibile stimarne la temperatura superficiale a partire dalla lunghezza d’onda alla quale l’emissione è massima. Lo stesso principio è utilizzato nello studio della radiazione infrarossa e nelle tecniche di misura della temperatura basate sull’analisi della radiazione termica.

Legge di Planck e legge di Stefan-Boltzmann

La legge di Planck e la legge di Stefan-Boltzmann descrivono due aspetti complementari della radiazione emessa da un corpo nero. La prima determina come l’energia della radiazione si distribuisce alle diverse lunghezze d’onda, mentre la seconda permette di calcolare la quantità totale di energia emessa per unità di superficie.

Secondo la legge di Planck, a ogni temperatura corrisponde una particolare distribuzione spettrale della radiazione. La curva ottenuta mostra quindi come varia l’intensità dell’emissione al variare della lunghezza d’onda. Integrando questa distribuzione su tutte le lunghezze d’onda si ottiene l’emissione radiativa totale del corpo nero.

Questo risultato è espresso dalla legge di Stefan-Boltzmann:

M = σT⁴

dove M è la potenza radiante emessa per unità di superficie, T è la temperatura assoluta del corpo nero espressa in kelvin e σ è la costante di Stefan-Boltzmann, pari a circa 5,67 × 10⁻⁸ W·m⁻²·K⁻⁴.

La relazione mostra che la potenza emessa aumenta molto rapidamente con la temperatura: se la temperatura assoluta raddoppia, l’emissione totale aumenta di un fattore 16.

Le due leggi sono quindi strettamente collegate. La legge di Planck fornisce la descrizione dettagliata dello spettro della radiazione, mentre la legge di Stefan-Boltzmann ne considera l’emissione complessiva. Insieme permettono di comprendere sia come l’energia viene distribuita tra le diverse lunghezze d’onda, sia quanta energia totale viene emessa da un corpo nero a una determinata temperatura.

Importanza della legge di Planck nella fisica moderna

La legge di Planck ha avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della fisica moderna perché ha fornito la prima descrizione corretta dello spettro della radiazione di corpo nero e ha introdotto un’idea destinata a modificare profondamente la concezione della materia e dell’energia.

L’ipotesi secondo cui l’energia viene scambiata attraverso quantità discrete, espresse dalla relazione E = hν, rappresentò infatti una delle prime manifestazioni della quantizzazione. Sebbene Planck avesse inizialmente introdotto questa ipotesi per risolvere un problema specifico della radiazione termica, il concetto di quanto di energia divenne successivamente uno dei principi fondamentali della meccanica quantistica.

La legge di Planck contribuì inoltre a superare i limiti della fisica classica nella descrizione dei fenomeni microscopici. La sua formulazione permette di spiegare correttamente la distribuzione della radiazione a tutte le frequenze e risolve il problema della cosiddetta catastrofe ultravioletta, che non poteva essere spiegata dalle teorie classiche.

Applicazioni nella scienza e nella tecnologia

Le conseguenze della legge di Planck vanno oltre lo studio del corpo nero. La descrizione della radiazione termica è alla base di numerose applicazioni scientifiche, tra cui l’analisi della radiazione emessa dalle stelle, la spettroscopia e lo studio della radiazione infrarossa.

I principi della radiazione termica trovano applicazione anche nella termografia, nei sensori a infrarossi e nelle tecniche di misura della temperatura senza contatto. In astronomia, l’analisi dello spettro della radiazione permette inoltre di ricavare informazioni sulla temperatura e sulle proprietà fisiche degli oggetti celesti.

La legge di Planck rappresenta quindi un punto di collegamento tra la fisica della radiazione, la termodinamica e la meccanica quantistica. La sua importanza non risiede soltanto nella descrizione quantitativa dello spettro del corpo nero, ma soprattutto nell’aver contribuito alla nascita di una nuova concezione dell’interazione tra materia e radiazione.

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