Gli additivi alimentari sono sostanze aggiunte intenzionalmente agli alimenti per svolgere specifiche funzioni tecnologiche, con l’obiettivo di migliorarne l’accettabilità da parte del consumatore, prolungarne la durata di conservazione e ottimizzarne le caratteristiche qualitative. Il loro impiego consente infatti di preservare nel tempo proprietà fondamentali come gusto, colore, aroma e consistenza, contribuendo alla stabilità e alla sicurezza del prodotto alimentare.
Dal punto di vista normativo, gli additivi alimentari sono definiti come sostanze normalmente non consumate come alimento in sé e non utilizzate come ingredienti tipici, indipendentemente dal fatto che possiedano o meno un valore nutritivo. La loro aggiunta intenzionale agli alimenti avviene durante le diverse fasi della filiera — fabbricazione, trasformazione, preparazione, trattamento, confezionamento, imballaggio, trasporto o conservazione — per uno scopo tecnologico, che può includere anche aspetti organolettici.
L’aggiunta di un additivo ha come risultato, o può ragionevolmente prevedersi che abbia come risultato, che la sostanza stessa o i suoi sottoprodotti diventino un componente dell’alimento oppure ne influenzino in altro modo le caratteristiche. Proprio per questo motivo, l’uso degli additivi alimentari è sottoposto a normative rigorose, che stabiliscono le quantità massime consentite, le matrici alimentari in cui possono essere impiegati e le condizioni d’uso, sulla base di valutazioni scientifiche approfondite.
In questo contesto, gli additivi alimentari rappresentano uno strumento fondamentale della chimica degli alimenti, al crocevia tra sicurezza, tecnologia e qualità nutrizionale.
Conservanti
I conservanti sono sostanze aggiunte agli alimenti con lo scopo di prolungarne la conservabilità, migliorarne la sicurezza microbiologica e ridurre le alterazioni indesiderate della qualità, dovute a reazioni microbiche (batteri e funghi), enzimatiche o fisico-chimiche. Il loro impiego è essenziale per limitare il deterioramento degli alimenti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla distribuzione.
In generale, i conservanti possono essere naturali o sintetici e vengono ulteriormente classificati in base al meccanismo d’azione. Dal punto di vista funzionale, si distinguono tre grandi categorie: agenti antimicrobici, antiossidanti e agenti anti-imbrunimento. La scelta del conservante più appropriato dipende da numerosi fattori, tra cui la tipologia di alimento, il pH della matrice, la microflora presente, le condizioni di lavorazione e conservazione, nonché la solubilità e la stabilità della sostanza.
Agenti antimicrobici
Gli agenti antimicrobici sono utilizzati per inibire o rallentare la crescita dei microrganismi responsabili del deterioramento o potenzialmente pericolosi per la salute umana. Possono essere applicati in diverse fasi della filiera alimentare e la loro efficacia dipende dallo spettro antimicrobico, dalle proprietà fisico-chimiche dell’alimento e dalle condizioni di conservazione.
Essi possono essere naturali o sintetici. Gli antimicrobici naturali, spesso preferiti dai consumatori per una maggiore sicurezza percepita, derivano da piante, animali o microrganismi e includono composti fenolici, oli essenziali, lisozima (presente nell’albume d’uovo e nel latte) e batteriocine, come la nisina. Gli antimicrobici sintetici comprendono principalmente acidi organici e inorganici e i loro sali.
Acidi organici e inorganici
Gli acidi organici — come acido acetico, benzoico, propionico, sorbico e lattico — sono ampiamente utilizzati negli alimenti a basso pH. Si tratta di acidi deboli, ottenibili sia per sintesi chimica sia da fonti naturali, che esercitano la loro azione antimicrobica riducendo il pH del prodotto e interferendo con i processi metabolici microbici.
Il loro meccanismo d’azione si basa principalmente sulla capacità della forma indissociata dell’acido di attraversare la membrana cellulare. All’interno della cellula, dove il pH è più elevato, l’acido si dissocia, causando una acidificazione del citoplasma, alterazioni della funzione enzimatica, danni alle proteine strutturali e al DNA e un aumento del consumo energetico per l’espulsione dei protoni. Il conseguente esaurimento dell’ATP porta infine alla morte del microrganismo. L’efficacia dipende da parametri chimici come pKa e costante di dissociazione.
Acido benzoico e benzoati
L’acido benzoico è generalmente riconosciuto come sicuro (GRAS) ed è particolarmente efficace contro lieviti e muffe, soprattutto nella forma non dissociata (pKa 4,19). Agisce acidificando il citoplasma microbico e inibendo enzimi chiave del metabolismo energetico.
I benzoati di sodio, potassio e calcio sono ampiamente utilizzati in alimenti ad alta acidità, come bevande analcoliche, succhi di frutta, condimenti, prodotti da forno e conserve. I livelli massimi consentiti variano in funzione del prodotto e sono regolamentati da normative specifiche.
Fosfati
L’acido fosforico e i suoi sali sono impiegati non solo come conservanti, ma anche come regolatori di acidità, emulsionanti, stabilizzanti e umettanti. I fosfati risultano particolarmente efficaci contro i batteri Gram-positivi.
Nell’industria della carne, i fosfati alcalini migliorano la capacità di ritenzione idrica, aumentando il pH e favorendo la repulsione elettrostatica tra le proteine muscolari. Ciò contribuisce a migliorare succosità, consistenza e resa del prodotto. Sono inoltre utilizzati come antiagglomeranti e in bevande come le cole.
Solfiti
I solfiti (anidride solforosa, bisolfiti e metabisolfiti) sono utilizzati per inibire lieviti, muffe e alcuni batteri, oltre a prevenire l’ossidazione. Sono ampiamente impiegati in vino, frutta secca, bevande, marmellate, frutti di mare e carne.
Sebbene siano prodotti endogenamente nei mammiferi, in soggetti sensibili possono causare reazioni avverse, tra cui asma e disturbi gastrointestinali. Per questo motivo, il loro uso è strettamente regolamentato sia negli Stati Uniti sia nell’Unione Europea.
Nitriti e nitrati
I nitriti e nitrati sono utilizzati principalmente nei prodotti a base di carne per inibire la crescita di Clostridium botulinum, prevenire l’ossidazione lipidica e contribuire allo sviluppo del colore e dell’aroma caratteristici delle carni stagionate.
Il loro impiego è oggetto di attenzione a causa della possibile formazione di nitrosammine, composti potenzialmente cancerogeni. Tuttavia, l’uso entro i limiti consentiti è considerato di bassa preoccupazione per la salute, sebbene la ricerca continui a esplorare strategie per ridurne ulteriormente i rischi.
Acido sorbico e acido acetico
L’acido sorbico, utilizzato soprattutto come sorbati di calcio e potassio, è efficace contro lieviti e muffe in prodotti con pH inferiore a 4,5.
L’acido acetico, noto storicamente come aceto, è uno dei conservanti più antichi e viene impiegato anche come acidificante ed esaltatore di sapidità, sebbene il suo uso possa essere limitato dall’odore caratteristico.
Batteriocine e altri agenti antimicrobici di origine biologica
Le batteriocine sono peptidi a basso peso molecolare, generalmente termostabili, prodotti da alcuni batteri, in particolare dai batteri lattici. Sono sintetizzate a livello ribosomiale, spesso con modificazioni post-traduzionali, e presentano un’attività antimicrobica selettiva nei confronti di batteri patogeni e microrganismi responsabili del deterioramento, oltre che di alcune specie fungine.
Tra le batteriocine, la nisina è l’unica ampiamente accettata tra gli additivi alimentari. Si tratta di un peptide composto da 34 amminoacidi, prodotto principalmente da Lactococcus lactis. La nisina è efficace contro numerosi batteri Gram-positivi, inclusi Listeria monocytogenes, Clostridium botulinum, Bacillus spp. e Staphylococcus aureus.
Il suo uso è stato valutato positivamente dagli enti regolatori ed è riconosciuto come GRAS (Generally recognized as safe) ovvero generalmente riconosciuto come sicuro negli Stati Uniti. La nisina è solubile e stabile in ambiente acido, caratteristica che ne favorisce l’impiego in alimenti a basso pH, nei latticini e nei prodotti a base di carne trattati termicamente, con limiti massimi generalmente compresi tra 12 e 25 mg/kg, a seconda della matrice.
Oltre alle batteriocine, altri agenti antimicrobici di origine biologica sono utilizzati nella conservazione degli alimenti. Il lisozima, enzima naturale presente in uova e latte, esercita la sua attività idrolizzando il peptidoglicano della parete cellulare batterica, risultando più efficace contro i batteri Gram-positivi. È impiegato nella conservazione di frutta e verdura fresche, prodotti ittici e carni.
La natamicina è un antimicotico naturale prodotto da Streptomyces natalensis, attivo contro muffe e lieviti. Agisce legandosi all’ergosterolo della membrana fungina, alterandone la permeabilità. È utilizzata soprattutto in formaggi e prodotti carnei stagionati.
Infine, l’acido lattico, prodotto dalla fermentazione microbica dei carboidrati, è riconosciuto come GRAS ed è utilizzato come conservante in vino, verdure fresche e congelate e prodotti ittici trasformati.
Antiossidanti
Ruolo dell’ossidazione negli alimenti
I radicali liberi sono specie caratterizzate dalla presenza di uno o più elettroni spaiati, condizione che le rende altamente reattive e instabili. Negli organismi viventi, l’accumulo incontrollato di specie radicaliche può causare danni ossidativi associati a numerose patologie, tra cui malattie cardiovascolari, neurodegenerative, diabete e cancro.
Negli alimenti, i processi ossidativi coinvolgono lipidi, proteine, carboidrati e micronutrienti, determinando perdita di colore, sapore, consistenza e valore nutrizionale, oltre all’insorgenza dell’irrancidimento. Gli antiossidanti svolgono quindi un ruolo essenziale nel prolungare la shelf-life e preservare la qualità del prodotto.
Tipologie di antiossidanti
Negli alimenti sono presenti sia antiossidanti enzimatici sia non enzimatici. Tra i primi rientrano enzimi come superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi, mentre tra i secondi figurano sostanze quali acido ascorbico, tocoferoli, gallato di propile, solfiti e BHA.
Dal punto di vista funzionale, gli antiossidanti si distinguono in:
-Antiossidanti primari, che interrompono la reazione di ossidazione a catena donando atomi di idrogeno ai radicali liberi (es. BHA, BHT, TBHQ, propilgallato, tocoferoli);
Antiossidanti secondari, che rallentano l’ossidazione attraverso meccanismi indiretti, come la chelazione dei metalli pro-ossidativi, la rigenerazione degli antiossidanti primari e l’inattivazione di enzimi ossidativi (es. acido citrico e acido ascorbico).
Antiossidanti naturali
Gli antiossidanti naturali derivano da piante, animali o microrganismi e sono ampiamente utilizzati per inibire l’ossidazione e l’irrancidimento dei grassi. Tra i principali gruppi rientrano vitamine, acidi fenolici, carotenoidi e flavonoidi.
Acido ascorbico
L’acido ascorbico (vitamina C) è una vitamina idrosolubile con spiccata attività antiossidante, basata sulla donazione di atomi di idrogeno, sull’estinzione dell’ossigeno singoletto e sulla rimozione dell’ossigeno molecolare. È utilizzato per stabilizzare bevande, frutta e verdura, ma il suo impiego in grassi e oli è limitato dalla scarsa solubilità lipidica e dalla sensibilità a luce, calore e ossigeno.
Tocoferoli
I tocoferoli, componenti della vitamina E, sono ampiamente distribuiti negli oli vegetali e nei semi oleosi. Agiscono come antiossidanti lipofili, interrompendo la fase di propagazione dell’ossidazione lipidica. Sono consentiti in numerosi prodotti, tra cui oli, grassi, formaggi e cereali per la colazione.
Estratti di rosmarino
Gli estratti di rosmarino (Salvia rosmarinus) devono la loro attività antiossidante a composti fenolici come acido carnosico e carnosolo, che agiscono come terminatori di catena e chelanti delle specie reattive dell’ossigeno. Sono utilizzati per ritardare l’irrancidimento in prodotti grassi, carni lavorate, snack e oli vegetali.
Antiossidanti sintetici
Gli antiossidanti sintetici sono ampiamente impiegati in qualità di additivi alimentari per la loro elevata stabilità, costo contenuto e buona efficacia tecnologica. Chimicamente, sono generalmente composti fenolici sostituiti.
Butilidrossianisolo (BHA)
Il BHA è una miscela di due isomeri fenolici, resistente alle alte temperature e utilizzata per prevenire l’ossidazione dei grassi e la perdita di vitamine liposolubili. È impiegato in oli, prodotti a base di carne, pesce e dolciumi, spesso in combinazione con altri antiossidanti.
Butilidrossitoluene (BHT)
Il BHT è insolubile in acqua ma stabile alle alte temperature, caratteristica che ne consente l’uso nei prodotti da forno. È frequentemente utilizzato insieme al BHA per sfruttarne l’effetto sinergico.
Terz-butilidrochinone (TBHQ)
Il TBHQ è un antiossidante liposolubile particolarmente stabile, adatto a prodotti sottoposti a trattamenti termici elevati, come grassi idrogenati e alimenti fritti, sebbene possa degradarsi a temperature superiori a 175 °C.
Gallato di propile
Il gallato di propile, estere dell’acido gallico, è utilizzato per prevenire l’irrancidimento di grassi, oli e prodotti lattiero-caseari. Mostra buona stabilità termica e viene spesso impiegato in combinazione con BHA e BHT.
Negli alimenti possono verificarsi reazioni di imbrunimento enzimatiche e non enzimatiche, responsabili di cambiamenti nel colore, nel sapore e nel valore nutrizionale. Tali reazioni possono essere desiderabili in alcuni prodotti trasformati, ma risultano spesso indesiderate nei prodotti freschi e minimamente lavorati.
L’imbrunimento enzimatico è causato principalmente dall’azione di enzimi ossidativi, come la polifenolossidasi (PPO) e la perossidasi, che in presenza di ossigeno catalizzano l’ossidazione dei polifenoli a chinoni.
Questi intermedi reagiscono successivamente formando pigmenti polimerici marroni, comunemente indicati come melanine. Nelle cellule vegetali integre il fenomeno non si manifesta, poiché la PPO, localizzata nei vacuoli, è separata dai substrati fenolici presenti nel citoplasma.
Tuttavia, taglio, ammaccature o danneggiamenti dei tessuti mettono in contatto enzimi e substrati, favorendo l’imbrunimento di frutta e verdura durante manipolazione, lavorazione e conservazione.
L’imbrunimento non enzimatico comprende principalmente due processi: reazione di Maillard e caramellizzazione.
Reazione di Maillard
La reazione di Maillard avviene durante trattamenti termici intensi e coinvolge la condensazione tra il gruppo carbonilico degli zuccheri riducenti e i gruppi amminici liberi di amminoacidi o proteine, con formazione di prodotti di Amadori e, successivamente, di melanoidine ad alto peso molecolare.
Questi composti contribuiscono in modo significativo al colore, all’aroma e al sapore di prodotti da forno e cereali, ma comportano anche perdite nutrizionali, come la degradazione di amminoacidi essenziali e dell’acido ascorbico.
Caramellizzazione
La caramellizzazione è invece una reazione non enzimatica che si verifica a temperature superiori a circa 120 °C, durante la quale gli zuccheri subiscono isomerizzazione, disidratazione e ossidazione, generando composti volatili e non volatili responsabili di colore e aroma caratteristici. La velocità di caramellizzazione è influenzata dalla presenza di acidi e dei loro sali.
Agenti anti-imbrunimento
Il controllo dell’imbrunimento può essere ottenuto mediante l’impiego di agenti anti-imbrunimento, che agiscono riducendo il pH, inattivando o inibendo gli enzimi, oppure reagendo con i substrati o gli intermedi delle reazioni. A questi si affiancano metodi fisici, come l’abbassamento della temperatura e il controllo dell’umidità, spesso utilizzati in combinazione con gli additivi per migliorare la stabilità e la qualità degli alimenti.
Tra gli agenti anti-imbrunimento utilizzati come additivi alimentari, un ruolo centrale è svolto dagli antiossidanti, dai regolatori di acidità e dagli agenti chelanti, spesso impiegati singolarmente o in combinazione per ottenere un effetto più efficace.
L’acido ascorbico e i suoi sali, come l’ascorbato di sodio e l’ascorbato di calcio , sono tra gli additivi alimentari più utilizzati. Agiscono riducendo i chinoni formati dall’ossidazione dei polifenoli, riportandoli allo stato fenolico e rallentando così la formazione dei pigmenti bruni. Sono ampiamente impiegati nella lavorazione di frutta e verdura fresca, succhi e prodotti di IV gamma.
I solfiti e i loro derivati, come l’anidride solforosa, il bisolfito e il metabisolfito di sodio o di potassio, sono efficaci agenti anti-imbrunimento grazie alla loro capacità di inibire l’attività della polifenolossidasi e di reagire con i prodotti intermedi dell’ossidazione. Il loro utilizzo è tuttavia soggetto a limitazioni normative, poiché possono causare reazioni avverse in soggetti sensibili.
Gli acidificanti, come l’acido citrico e l’acido malico, contribuiscono al controllo dell’imbrunimento abbassando il pH del mezzo, condizione che riduce l’attività degli enzimi ossidativi. L’acido citrico svolge anche una funzione chelante, sequestrando ioni metallici (come rame e ferro) che catalizzano le reazioni ossidative.
Altri composti utilizzati includono l’acido lattico e i suoi sali, impiegati soprattutto in prodotti vegetali trasformati, e l’EDTA, un potente agente chelante utilizzato in specifiche applicazioni per stabilizzare colore e qualità.
L’impiego combinato di questi additivi alimentari consente di limitare l’imbrunimento mantenendo le caratteristiche sensoriali e nutrizionali degli alimenti, ottimizzando al contempo la sicurezza e la shelf-life del prodotto.
Classificazione degli additivi alimentari secondo il numero E
In Europa, gli additivi alimentari sono identificati da un numero E, un codice numerico preceduto dalla lettera “E”, che ne indica la categoria funzionale e ne certifica la sicurezza d’uso secondo le normative comunitarie. Il prefisso “E” segnala che l’additivo è approvato nell’Unione Europea, mentre il numero identifica l’additivo specifico e ne consente il riconoscimento immediato su etichette e schede tecniche.
Gli additivi sono suddivisi in categorie principali secondo il loro numero E:
Coloranti (E100–E199)
Comprendono pigmenti naturali e sintetici impiegati per conferire o ripristinare il colore degli alimenti. Esempi: curcumina (E100), tartrazina (E102), carminio (E120).
Conservanti (E200–E299)
Prolungano la shelf-life prevenendo la crescita microbica e l’ossidazione. Esempi: acido sorbico (E200), benzoato di sodio (E211), solfiti (E220–E228).
Antiossidanti (E300–E399)
Inibiscono le reazioni ossidative che degradano lipidi, proteine e micronutrienti. Esempi: acido ascorbico (E300), tocoferoli (E306–E309), BHA (E320), BHT (E321).
Additivi alimentari vari (E400–E499)
Comprendono stabilizzanti, emulsionanti, addensanti, gelificanti e agenti antiagglomeranti. Esempi: pectina (E440), carragenina (E407), lecitina (E322).
Esaltatori di sapidità (E600–E699)
Migliorano il gusto e l’aroma degli alimenti. Esempi: glutammato monosodico (E621), inosinate e guanilati.
Agenti di rivestimento e altri additivi (E900–E999)
Includono cere, siliconi e sostanze utilizzate per rivestimenti o per controllare l’assorbimento di umidità.
Questa classificazione tramite numero E permette di identificare rapidamente la funzione e il profilo di sicurezza di ogni additivo, facilitando il controllo normativo e informando il consumatore in maniera trasparente.





